La fondazione di Nova Gorin

Situata a Sud-Est dei Regni del Nord, Nova Gorin racchiude tutta la potenza e la maestria della razza degli uomini. Finita di costruire nel 5-13-II (quinto mese, del tredicesimo anno, della seconda Era) da Re Gorin II, Nova Gorin rappresentò una nuova speranza per la razza degli uomini dopo la fuga dai Regni del Sud. Dopo che gli orchi conquistarono e distrussero la Vecchia Capitale, gli umani fuggirono a nord guidati da Re Gorin I. La fuga durò circa quattro mesi durante il quale gli orchi continuarono ad inseguire ed attaccare ciò che rimaneva della popolazione e dell’esercito degli uomini. Durante la fuga più della metà degli uomini che sfuggirono all’assedio della Vecchia Capitale persero la vita. Ma più gli uomini fuggirono a nord, più le condizioni ambientali divennero avverse per gli orchi inseguitori. Sebbene gli orchi infatti abbiano una pelle più spessa e resistente rispetto a quella degli uomini, la loro scarsa adattabilità è tale da non permettergli di vivere in luoghi i cui inverni siano molto freddi. Pertanto, presso i Monti del Beron, gli orchi abbandonarono l’inseguimento e ritornarono a sud, nelle loro terre natie.

Nonostante gli orchi abbandonarono l’inseguimento, la situazione per gli uomini era molto critica. Il cibo scarseggiava e la maggior parte delle altre risorse andarono perse durante la fuga. Inoltre i Monti del Beron, ricoperti di ghiaccio e neve, rappresentarono un’ostacolo impossibile da superare. Ai piedi dei monti gli uomini abbozzarono un accampamento, ma la speranza di sopravvivere all’inverno si riduceva giorno dopo giorno. Re Gorin I passò gran parte delle settimane che seguirono a studiare le mappe dei monti e ad incoraggiare i suoi uomini. In una di quelle mappe sperava di trovare un passaggio che li avrebbe condotti al di là dei Monti del Beron, dove si diceva risiedesse una grande foresta. Ovviamente in quel periodo dell’anno la foresta non avrebbe offerto loro alcun frutto, ma Re Gorin I sperava di poter cacciare qualche animale che non aveva lasciato le terre del nord durante i mesi più freddi. I giorni passarono lenti e l’animo dei sopravvissuti diventava sempre più inquieto. Re Gorin I studiava incessantemente le mappe, ma nessun indizio di un passaggio tra i monti sembrava essere presente. In una di quelle notti fredde e nevose, mentre Re Gorin I passeggiava tra i sopravvissuti cercando di trasmettere loro speranza, una donna diede alla luce una bambina. La notizia della nascitura si diffuse nell’accampamento e molti, incluso Re Gorin I, andarono a dare il benvenuto alla nuova arrivata. Quando Re Gorin I vide la bambina, il cuore gli si strinse forte nel petto. Il cibo scarseggiava, l’inverso era freddo e la bambina non sarebbe sicuramente sopravvissuta. Re Gorin I, dopo essersi congratulato con la donna, radunò due dei suoi uomini migliori ed organizzò una spedizione che aveva come obiettivo la ricerca del passaggio tra i monti. Re Gorin I non voleva essere ricordato come l’uomo che salvò parte della popolazione dall’invasione degli orchi, ma che condusse i sopravvissuti in una morte certa ai piedi dei monti innevati. Così decise che lui stesso avrebbe preso parte alla spedizione.

Il giorno seguente Re Gorin I lasciò l’accampamento accompagnato da i due uomini scelti. I Monti del Beron erano un sistema montuoso che si estendevano da nord-est verso sud-est, formando un arco di circa 980 km. Tra le molte cime che costituivano i monti, quella più elevata era la Cima di Horo con i suoi 5072 metri di altezza rispetto al livello del mare. Durante i mesi più caldi i Monti del Beron, fino a circa 900 metri di altitudine, erano ricoperti da una rigogliosa vegetazione costituita da boschi di latifoglie che perdevano le foglie durante i mesi freddi. Dai 900 m fino a circa 2200 metri di altitudine, i boschi di latifoglie venivano sostituiti da quelli di conifere e la vegetazione si faceva più rada. Andando ancora più in alto, le foreste di conifere venivano sostituite da cespugli che si erano adattati a vivere in condizioni estreme, in cui la neve era presente perennemente.

La scalata dei monti non fu affatto semplice. Re Gorin I e i suoi uomini cercarono disperatamente un sentiero tra gli alberi senza foglie, ma la neve, che ricopriva ogni cosa, ne rendeva impossibile l’individuazione. Ma Re Gorin I non perse la speranza e continuò ad incitare gli altri due uomini nonostante le condizioni attuali li davano per sconfitti. Re Gorin I era assolutamente convinto che il sentiero che avrebbe condotto le migliaia di sopravvissuti al di là dei monti, esistesse davvero. Ma il fato non sembrava essere dalla loro parte. Più scalavano la montagna e più le condizioni diventavano critiche. L’aria, così fredda e pungente, era quasi impossibile da respirare. Il corpo indolenzito dal freddo si muoveva molto lentamente. Le provviste stavano per esaurirsi. Otto giorni erano passati da quando Re Gorin I e i due accompagnatori lasciarono l’accampamento. Il nono giorno fu quello fatale. Stremati dal freddo e dalla fatica, gli accompagnatori di Re Gorin I non aprirono gli occhi quando il sole sorse. Anche Re Gorin I fece molta fatica ad alzarsi. Debole, infreddolito ed affamato continuò a camminare per alcune ore cercando di non pensare ai suoi due uomini morti ormai totalmente ricoperti di neve, ma alla fine le forze lo abbandonarono del tutto e anche lui cedette. Il suo corpo cadde come un peso morto sulla neve, vicino ad un abete rosso. La neve cadeva e il vento soffiava incessantemente. Il corpo di Re Gorin I era ormai ricoperto quasi totalmente da una candida neve bianca, soltanto parte della testa era ancora visibile. La speranza sembrava essere perduta per sempre.

Quello che accadde dopo fu un grande mistero. Qualcosa di caldo illuminò quella parte del volto di Re Gorin I ancora non ricoperta dalla neve. Re Gorin I, ormai convinto di essere morto, non capì cosa stesse accadendo. Una sensazione di calore lo stava attraversando; le ossa e i muscoli non gli dolevano più. Quando riaprì gli occhi capì di non essere morto in quanto avvertì sul viso la sensazione del vento che soffiava ininterrottamente. Nonostante la notte fosse calata da un pezzo, una strana luce lo abbagliò. Re Gorin I coprì immediatamente gli occhi con la mano per non essere accecato e lentamente si rimise in piedi. La rigidezza causata dal freddo era passata ed adesso riusciva a muoversi con scioltezza; la sensazione di calore continuava e non sembrava trovarsi in mezzo ad una bufera di neve. Quando gli occhi si abituarono spostò la mano dal viso e guardò la fonte di quella luce e quel calore. Di fronte a lui si trovava una fiamma rosso-bluastra che fluttuava a mezz’aria e bruciava senza mai consumarsi. Re Gorin I guardò l’essere con occhi stupefatti, si inginocchiò e lo ringraziò. L’essere brillò ancora più intensamente e la sensazione di calore si fece più forte. Dopo qualche secondo l’essere cominciò a muoversi. Re Gorin I lo guardò allontanarsi, ma più l’essere si allontanava, più la sensazione di freddo si faceva più forte. Dopo essersi allontanato per qualche metro la fiamma si fermò e Re Gorin ebbe la sensazione che lo stesse guardando, anche se in realtà non aveva un volto distinguibile. Re Gorin I capì che voleva essere seguito. Camminò per molte ore senza che la fatica o il freddo lo limitassero. La fiamma brillava allegramente e Re Gorin I non poté che fidarsi di quella strana entità che lo aveva appena salvato da una morte certa nella neve. Dopo un lungo tragitto percorso tra boschi radi di conifere coperti di neve, la fiamma si fermò. L’entità lo aveva condotto in prossimità di una vasta caverna. Re Gorin I stupefatto entrò all’interno della caverna e la fiamma lo seguì. La caverna era grande e spaziosa e sembrava estendersi per molti chilometri. Qui la sua gente avrebbe trovato riparo durante l’inverno.

Restava comunque il problema del cibo che stava per esaurirsi. La fiamma emise nuovamente una luce intensa e uscì fuori dalla caverna. Re Gorin I la seguì. Dopo circa trenta minuti di cammino arrivarono di fronte un altro complesso di caverne. La fiamma avanzò molto lentamente e lo stesso fece Re Gorin I. All’interno della caverna si trovavano numerosi orsi bruni in letargo. Re Gorin I sorrise alla fiamma e questa lo “guardò” intensamente. Una voce come un sussurro parlò all’interno della sua testa. <<La tua gente è stata decimata. Questi orsi saranno la vostra salvezza. Non siate avidi e cacciatene solo lo stretto necessario. Quando l’inverno finirà, farai dell’orso bruno l’animale sacro per la tua gente. Non siate avidi>>. E la fiamma, d’un tratto, sparì.

La discesa dei Monti del Beron durò circa tre giorni. Re Gorin I raccontò ai sopravvissuti delle cavarne e degli orsi, ma non fece parola della fiamma che lo aveva aiutato. Quell’esperienza era stata molto surreale e non voleva che i suoi uomini lo prendessero per pazzo. Così, dopo aver commemorato con una breve cerimonia i due uomini caduti durante la ricerca del passaggio tra i monti, Re Gorin I ordinò di smantellare parte dell’accampamento e di iniziare la scalata verso le caverne. La scalata non sarebbe stata facile, specialmente per un numero così elevato di persone. Re Gorin I decise di effettuare la scalata a blocchi di circa cinquecento persone. Il primo blocco era costituito da soldati e uomini forti che avrebbero preparato le caverne per l’arrivo del resto della popolazione. Dopo circa sette giorni di marcia il primo blocco, che comprendeva anche Re Gorin I, raggiunse le caverne. Re Gorin I, dopo aver fatto riposare i suoi uomini per un giorno intero, organizzò un gruppo che aveva lo scopo di abbattere gli alberi di conifere che si trovavano ad un paio di chilometri di distanza dalle caverne, così da poter accendere dei fuochi per scaldarsi. Ad un altro gruppo di uomini invece fu incaricato di cacciare qualche orso. La carne degli orsi avrebbe fornito loro del cibo e la loro pelle sarebbe servita per creare vestiti che avrebbero fornito loro una protezione contro il freddo. Re Gorin I raccomandò ai cacciatori di non essere avidi e di non uccidere più orsi del dovuto, altrimenti una grande maledizione sarebbe scesa su di loro. Dopo circa un mese tutti i sopravvissuti raggiunsero le caverne e lì vissero durante tutta la stagione fredda.

Quando la neve alla base dei monti cominciò a sciogliersi e le prime foglioline fecero la loro comparsa sui rami spogli, Re Gorin I organizzò una spedizione che aveva lo scopo di trovare il passaggio che li avrebbe condotti all’altro versante dei monti. Le caverne in cui trovarono riparo si trovavano ad un’altitudine di circa 2700 metri e lì la neve e il freddo erano ancora presenti. Nonostante ciò, dopo qualche giorno, un piccolo drappello di uomini fece ritorno annunciando di aver trovato il passaggio. La notizia si diffuse velocemente e la speranza si riaccese nuovamente tra i sopravvissuti. Anche in questo caso Re Gorin I organizzò gruppi di circa cinquecento persone che a poco a poco avrebbero lasciato le caverne. Il passaggio non fu difficile da percorrere e dopo circa due giorni di marcia  iniziarono finalmente a scorgere la grande foresta che si trovava a nord dei Monti del Beron. Dopo altri due giorni di marcia raggiunsero la base dei monti dove stabilirono un accampamento.

Le terre a nord dei Monti del Beron non erano state accuratamente esplorate dagli uomini del sud, pertanto le mappe che Re Gorin I consultò erano alquanto vaghe ed imprecise. Re Gorin I voleva sapere esattamente quanto grande fosse la foresta, così mandò vari uomini in avanscoperta per tre giorni. Allo scadere del terzo giorno gli uomini fecero ritorno e quando arrivarono all’accampamento, fecero rapporto a Re Gorin I. La foresta si estendeva per vari chilometri ed in tre giorni gli uomini non erano riusciti ad attraversarla del tutto. Re Gorin I decise allora che la nuova capitale degli uomini sarebbe sorta all’interno della foresta. I materiali necessari per la costruzione della città li avrebbero ricavati dalla foresta stessa e dai Monti del Beron. Re Gorin I decise che la nuova capitale avrebbe preso il nome di Nova Gorin e che la foresta circostante si sarebbe chiamata Foresta del Wisp. Dopo circa un mese tutti gli uomini lasciarono finalmente le caverne e raggiunsero l’accampamento ai piedi dei Monti del Beron.

Cinque anni dopo l’arrivo alla Forest del Wisp, Nova Gorin iniziò lentamente a prendere forma. In cinque anni furono costruite molte case di legno che furono abitate da parte della popolazione, l’altra parte viveva ancora nelle tende. Re Gorin I proclamò l’orso come l’animale sacro di Nova Gorin e ne proibì la caccia per tutti gli anni a venire. Nel 31-10-10-II (trentunesimo giorno, dell’ottavo mese, del decimo anno, della seconda Era), con grande dolore per il popolo, Re Gorin I lasciò per sempre i Regni del Nord. Re Gorin II, figlio di Re Gorin I, ultimò la costruzione di Nova Gorin nel 5-13-II (quinto mese, del tredicesimo anno, della seconda Era). Nova Gorin divenne il simbolo della speranza, perseveranza e volontà di un uomo che non si arrese mai e che combatté contro tutte le avversità pur di dare una nuova casa alla sua gente. Re Gorin I non fu mai dimenticato e la sua casa continuò ad essere guardata con rispetto dalla popolazione in tutti gli anni a venire.

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